Centro internazionale di ricerca sui materiali costruttivi in climi estremi

Autore: Giulia Tavera
Produzione: Tesi di laurea
Anno: 2012

Centro internazionale di ricerca sui materiali costruttivi in climi estremi

"Dai un pesce ad un uomo e lo sfamerai per un giorno.
Insegnagli a pescare e lo sfamerai per tutta la vita."
Lao Tzu

La storica località di M'hamid el Ghizlane è uno tra i siti più delicati e complessi, dal punto di vista dello sviluppo socio-economico-ambientale, di tutta l’Africa occidentale; come tale, merita un piano di sviluppo sostenibile particolarmente attento, pensato in relazione agli imprescindibili aspetti monumentali e turistici che la caratterizzano. Nello specifico, infatti, M'hamid - l’ultima di una serie di oasi presenti, in senso longitudinale, tra il territorio marocchino e il confine con l’Algeria, custodita nel cuore della cosiddetta Valle del Draa – è stata a lungo una zona strategica per scambi e commerci, ospitati lungo antichissime rotte carovaniere, che giungevano fino a Timbuktu.

Com’è noto, le pressanti difficoltà economiche, sociali ed igienico-sanitarie presenti nel sito di M’hamid, non possono che indurre ipotesi volte ad un intervento organizzato secondo un programma inquadrato come di “sviluppo sostenibile”. In questo caso, dunque, la proposta più costruttiva a riguardo potrebbe essere quella della progettazione di un Centro Internazionale di Ricerca sui Materiali Costruttivi in Aree Estreme, considerando una moltitudine di vettori guida necessari alla creazione di un intervento non invasivo e, nella sua totalità, indirizzato alla sopravvivenza degli abitanti stessi. I vettori di intervento, dunque, sono i seguenti:

1) vettore sociale: incoraggiare un necessario aumento demografico e ridurre lo stato di sopravvivenza cui sono destinati gli abitanti, secondo un sistema sociale arabo-berbero;

  • 2) vettore economico: inserire un polo attrattivo internazionale composto da laboratori, aule e residenze, gestito anche, e soprattutto, dagli abitanti;

  • 3) vettore ambientale: affrontare la disastrosa alternanza tra i periodi di carenza idrica e quelli di incessanti piogge, intervenendo su sistemi esistenti e inserendo nuovi canali di raccolta, volti alla limitazione delle piene.

    Affinché tali aree di intervento siano efficienti, lo studio accurato dei materiali e delle tecniche costruttive locali, la conoscenza degli usi e costumi, tradizioni e religione della popolazione, l’articolazione delle risorse già presenti, nonché dell’immensa possibilità che il Sole potrebbe rappresentare - se utilizzata come fonte energetica volta a tutti gli usi quotidiani di cui un villaggio necessita - sono passaggi assolutamente indispensabili.

    Ecco che il Centro Internazionale di Ricerca sui Materiali Costruttivi in Aree Estreme - studiato con un approccio progettuale di tipo astronomico e matematico ma, in egual misura, culturale - sarebbe, in primis, il luogo deputato in cui studiare i materiali costruttivi: per gli abitanti di M’hamid, infatti, “imparare, facendo” potrebbe essere un nuovo binomio che lega l’esperienza alla ricerca, garantendo loro - più di altri interventi invasivi e occidentalizzanti - stabili strumenti per la sopravvivenza futura. In secondo luogo, il Centro potrebbe diventare il punto di partenza per una nuova educazione alla vita collettiva, aperta a chiunque volesse prenderne parte: abitanti, studenti e ricercatori.

    (Tesi di laurea di Giulia Tavera, Facoltà di Architettura, Università di Sassari)

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